"Io penso spesso alle nozze di Cana. Il primo vino è bellissimo: è l’innamoramento. Ma non dura fino alla fine: deve venire un secondo vino, cioè deve fermentare e crescere, maturare. Un amore definitivo che diventi realmente «secondo vino» è più bello, migliore del primo vino. E questo dobbiamo cercare. E qui è importante anche che l’io non sia isolato, l’io e il tu, ma che sia coinvolta anche la comunità della parrocchia, la Chiesa, gli amici. La comunione di vita con altri, con famiglie che si appoggiano l’una all’altra, è molto importante e solo così, in questo coinvolgimento della comunità, degli amici, della Chiesa, della fede, di Dio stesso, cresce un vino che va per sempre." (Benedetto XVI alla festa delle testimonianze - VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Milano, 1-3 giugno 2012)

martedì 21 maggio 2013

Educare oggi


"Educare i figli ai valori, alla fede, in mezzo ad un mondo così disarticolato, confuso e secolarizzato è un'impresa difficile. 
Ci vuole tanto impegno, tanto sacrificio, tanta costanza, tanta pazienza, tanta saggezza... 
Nel mondo odierno non basta assolutamente l'autorità, è necessaria soprattutto l'autorevolezza; e questa arriva quando c'è coerenza e buon esempio. 
Oggi mi sento di ammirare i genitori che davvero s'impegnano in questa linea, d'incoraggiarli e di offrire le mie preghiere affinché la Madonna li guidi in questa delicatissima missione. 
Dio vi benedica!"

Miguel Cavalle Puig

martedì 16 aprile 2013

Buon compleanno Papa Benedetto XVI

“L’energia principale che muove l’animo umano è l’amore. La natura umana, nella sua essenza più profonda, consiste nell'amare. In definitiva, un solo compito è affidato a ogni essere umano: imparare a voler bene, ad amare, sinceramente, autenticamente, gratuitamente” (Papa Benedetto XVI, udienza generale del 3 dicembre 2009).

AUGURI PAPA BENEDETTO. 
Grati al Signore per il dono del tuo Pontificato, sperimentiamo la povertà del nostro linguaggio e ti diciamo soltanto: TI VOGLIAMO BENE!



Il video, che abbiamo fatto anche nostro, è stato pubblicato sul sito gloria.tv in occasione dell'86mo compleanno di Joseph Ratzinger. 
Per chi fosse interessato segnaliamo un gruppo che si sta formando su internet con l'obiettivo di raccogliere documenti vari relativi al Pontificato di Benedetto XVI e di aiutare e stimolare alla preghiera per il Papa emerito, per Papa Francesco e per la Chiesa:
http://figlispiritualib16.freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=188763&f=188763


domenica 14 aprile 2013

Annunciare, Testimoniare, Adorare


Dall'Omelia odierna di Papa Francesco 
alla Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura

"Cari fratelli e sorelle!
...
Siamo sulla tomba di san Paolo, un umile e grande Apostolo del Signore, che lo ha annunciato con la parola, lo ha testimoniato col martirio e lo ha adorato con tutto il cuore. Sono proprio questi i tre verbi sui quali vorrei riflettere alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato: annunciare, testimoniare, adorare.
...
Nella Prima Lettura (At 5,27-32.40-41) colpisce la forza di Pietro e degli altri Apostoli. Al comando di tacere, di non insegnare più nel nome di Gesù, di non annunciare più il suo Messaggio, essi rispondono con chiarezza: «Bisogna obbedire a Dio, invece che agli uomini». ...Pietro e gli Apostoli annunciano con coraggio quello che hanno ricevuto, il Vangelo di Gesù. E noi? Siamo capaci di portare la Parola di Dio nei nostri ambienti di vita? Sappiamo parlare di Cristo, di ciò che rappresenta per noi, in famiglia, con le persone che fanno parte della nostra vita quotidiana? La fede nasce dall'ascolto, e si rafforza nell'annuncio.
...
Ma facciamo un passo avanti: l’annuncio di Pietro e degli Apostoli non è fatto solo di parole, ma la fedeltà a Cristo tocca la loro vita, che viene cambiata, riceve una direzione nuova, ed è proprio con la loro vita che essi rendono testimonianza alla fede e all'annuncio di Cristo. 
...il Vangelo va annunciato e testimoniato. Ciascuno dovrebbe chiedersi: Come testimonio io Cristo con la mia fede? Ho il coraggio di Pietro e degli altri Apostoli di pensare, scegliere e vivere da cristiano, obbedendo a Dio? Certo la testimonianza della fede ha tante forme, come in un grande affresco c’è la varietà dei colori e delle sfumature; tutte però sono importanti, anche quelle che non emergono. Nel grande disegno di Dio ogni dettaglio è importante, anche la tua, la mia piccola e umile testimonianza, anche quella nascosta di chi vive con semplicità la sua fede nella quotidianità dei rapporti di famiglia, di lavoro, di amicizia. ... Ricordiamolo bene tutti: non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimonianza concreta della vita. Chi ci ascolta e ci vede deve poter leggere nelle nostre azioni ciò che ascolta dalla nostra bocca e rendere gloria a Dio! ... Predicare con la vita: la testimonianza. L’incoerenza dei fedeli e dei Pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità della Chiesa.
...Ognuno di noi, nella propria vita, in modo consapevole e forse a volte senza rendersene conto, ha un ben preciso ordine delle cose ritenute più o meno importanti. Adorare il Signore vuol dire dare a Lui il posto che deve avere; adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che Lui solo guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia.
Questo ha una conseguenza nella nostra vita: spogliarci dei tanti idoli piccoli o grandi che abbiamo e nei quali ci rifugiamo, nei quali cerchiamo e molte volte riponiamo la nostra sicurezza. Sono idoli che spesso teniamo ben nascosti; possono essere l’ambizione, il carrierismo, il gusto del successo, il mettere al centro se stessi, la tendenza a prevalere sugli altri, la pretesa di essere gli unici padroni della nostra vita, qualche peccato a cui siamo legati, e molti altri. Questa sera vorrei che una domanda risuonasse nel cuore di ciascuno di noi e che vi rispondessimo con sincerità: ho pensato io a quale idolo nascosto ho nella mia vita, che mi impedisce di adorare il Signore? Adorare è spogliarci dei nostri idoli anche quelli più nascosti, e scegliere il Signore come centro, come via maestra della nostra vita.

Cari fratelli e sorelle, il Signore ci chiama ogni giorno a seguirlo con coraggio e fedeltà; ci ha fatto il grande dono di sceglierci come suoi discepoli; ci invita ad annunciarlo con gioia come il Risorto, ma ci chiede di farlo con la parola e con la testimonianza della nostra vita, nella quotidianità. Il Signore è l’unico, l’unico Dio della nostra vita e ci invita a spogliarci dei tanti idoli e ad adorare Lui solo. Annunciare, testimoniare, adorare. La Beata Vergine Maria e l’Apostolo Paolo ci aiutino in questo cammino e intercedano per noi. Così sia."

lunedì 8 aprile 2013

"Non abbiate paura di vivere da cristiani!"


PAPA FRANCESCO - REGINA COELI
II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia, 7 aprile 2013

"Cari fratelli e sorelle! Buon giorno!
In questa domenica che conclude l’Ottava di Pasqua, rinnovo a tutti l’augurio pasquale con le parole stesse di Gesù Risorto: «Pace a voi!». Non è un saluto, e nemmeno un semplice augurio: è un dono, anzi, il dono prezioso che Cristo offre ai suoi discepoli dopo essere passato attraverso la morte e gli inferi. Dona la pace, come aveva promesso: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». Questa pace è il frutto della vittoria dell’amore di Dio sul male, è il frutto del perdono. Ed è proprio così: la vera pace, quella profonda, viene dal fare esperienza della misericordia di Dio. Oggi è la Domenica della Divina Misericordia, per volontà del beato Giovanni Paolo II, che chiuse gli occhi a questo mondo proprio alla vigilia di questa ricorrenza.
Il Vangelo di Giovanni ci riferisce che Gesù apparve due volte agli Apostoli chiusi nel Cenacolo: la prima, la sera stessa della Risurrezione, e quella volta non c’era Tommaso, il quale disse: se io non vedo e non tocco, non credo. La seconda volta, otto giorni dopo, c’era anche Tommaso. E Gesù si rivolse proprio a lui, lo invitò a guardare le ferite, a toccarle; e Tommaso esclamò: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù allora disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». E chi erano questi che avevano creduto senza vedere? Altri discepoli, altri uomini e donne di Gerusalemme che, pur non avendo incontrato Gesù risorto, credettero sulla testimonianza degli Apostoli e delle donne. Questa è una parola molto importante sulla fede, possiamo chiamarla la beatitudine della fede. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto: questa è la beatitudine della fede!
In ogni tempo e in ogni luogo sono beati coloro che, attraverso la Parola di Dio, proclamata nella Chiesa e testimoniata dai cristiani, credono che Gesù Cristo è l’amore di Dio incarnato, la Misericordia incarnata. E questo vale per ciascuno di noi!
Agli Apostoli Gesù donò, insieme con la sua pace, lo Spirito Santo, perché potessero diffondere nel mondo il perdono dei peccati, quel perdono che solo Dio può dare, e che è costato il Sangue del Figlio. La Chiesa è mandata da Cristo risorto a trasmettere agli uomini la remissione dei peccati, e così far crescere il Regno dell’amore, seminare la pace nei cuori, perché si affermi anche nelle relazioni, nelle società, nelle istituzioni. E lo Spirito di Cristo Risorto scaccia la paura dal cuore degli Apostoli e li spinge ad uscire dal Cenacolo per portare il Vangelo. Abbiamo anche noi più coraggio di testimoniare la fede nel Cristo Risorto! Non dobbiamo avere paura di essere cristiani e di vivere da cristiani! Noi dobbiamo avere questo coraggio, di andare e annunciare Cristo Risorto, perché Lui è la nostra pace, Lui ha fatto la pace, con il suo amore, con il suo perdono, con il suo sangue, con la sua misericordia.
Cari amici, oggi pomeriggio celebrerò l’Eucaristia nella Basilica di San Giovanni in Laterano, che è la Cattedrale del Vescovo di Roma. Preghiamo insieme la Vergine Maria, perché ci aiuti, Vescovo e Popolo, a camminare nella fede e nella carità, fiduciosi sempre nella misericordia del Signore: Lui sempre ci aspetta, ci ama, ci ha perdonato con il suo sangue e ci perdona ogni volta che andiamo da Lui a chiedere il perdono. Abbiamo fiducia nella sua misericordia!"

© Copyright 2013 - Libreria Editrice Vaticana

venerdì 5 aprile 2013

Il grano e la zizzania


Leggiamo in Mt 13, 24 e ss: 
Un’altra parabola espose loro così: “il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: un nemico ha fatto questo. …”
Ecco, mettiamola così: il campo è il nostro Gruppo Famiglie, in cui il Signore ha seminato del buon seme; sicché il Gruppo è cresciuto negli anni numericamente, ma anche in qualità, crediamo, a giudicare dall'esigenza espressa un po’ da tutti, di fare un cammino sempre più intenso sulla Parola di Dio e dalla disponibilità offerta da molti a servizio della comunità. Ma mentre il Gruppo gusta la sua amicizia con Dio, viene il nemico, che dall'origine dei tempi è stato invidioso proprio dell’amicizia tra l’uomo e Dio, e semina la zizzania, non tanta, in verità e grazie a Dio, ma insomma, abbastanza da turbare i cuori e l’armonia fra alcuni di noi.

Questo della zizzania in mezzo al grano è dunque un problema vecchio come il mondo e, purtroppo sempre attuale e sempre presente. Come notava già S. Agostino, la zizzania è dappertutto, in ogni angoletto del campo ecclesiale. Non possiamo dubitarne, né rimanere sconsolati: la Chiesa perfetta, dei puri, tutta grano di prima scelta, non è di questo mondo.
E la zizzania nella Chiesa ha sempre due dimensioni: quella che distingue  buoni e cattivi cristiani e che fa dire a S. Agostino (discorso 73) “I buoni sopportino i cattivi; i cattivi cerchino di cambiarsi e d’imitare i buoni. Cerchiamo tutti, possibilmente, di appartenere a Dio. Cerchiamo tutti di fuggire, per la sua misericordia, la malizia di questo mondo”.
C’è poi la dimensione personale, per cui nel cuore di ogni uomo, anche il più credente, il Maligno può seminare la sua perfida zizzania. 
Tutti noi siamo grano e zizzania nello stesso tempo, un misto di bene e di male, di luce e di tenebre, di carne e di spirito.

Dunque, in ciascuno di noi il bene e il male si fronteggiano e il male, a volte, sembra più vigoroso e tenace. Ma dalla Parola di Dio riceviamo la speranza. “La Chiesa è dunque un luogo di speranza? Sì, poiché da essa ci giunge sempre e di nuovo la Parola di Dio, che ci purifica e ci mostra la via della fede. Lo è, perché in essa il Signore continua a donarci se stesso, nella grazia dei sacramenti, nella parola della riconciliazione, nei molteplici doni della sua consolazione. Nulla può oscurare e distruggere tutto ciò. Di questo dovremmo essere lieti di fronte a tutte le tribolazioni. Se parliamo della Chiesa come luogo della speranza che viene da Dio, allora ciò comporta, allo stesso tempo, un esame di coscienza: che cosa faccio io della speranza che il Signore ci ha donato? Davvero mi lascio modellare dalla sua parola? Mi lascio cambiare e guarire da lui? Quanta zizzania, in realtà cresce dentro di me? Sono disposto a sradicarla?” (Benedetto XVI)
La parabola evangelica si conclude con l’invito del Padrone: “… Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano, invece, riponetelo nel mio granaio.” (Mt 13,30).
Perciò, ci ricorda ancora Papa Benedetto, “la zizzania esiste anche in seno alla Chiesa e tra coloro che il Signore ha accolto al suo servizio in modo particolare. Ma la luce di Dio non è tramontata, il grano buono non è stato soffocato dalla semina del male.”
Il bene e il male sono destinati a convivere in ogni realtà umana, ed anche nella nostra piccola realtà; c’è un solo campo, infatti, dove è lecito e doveroso strappare la zizzania, ed è quello del proprio cuore.
BUON LAVORO.
Maria Pia e Antonello

domenica 31 marzo 2013

E' risorto!

"Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?
Non è qui è risuscitato!" 
(Lc 24, 5-6)

Portiamo con gioia al mondo l'annuncio della Risurrezione.
Il Cristo vivente porti pace e serenità in tutte le famiglie!
L'Equipe Famiglie 

venerdì 29 marzo 2013

Pensieri....

Cari amici,
eccoci giunti al Triduo Pasquale, culmine del nostro cammino nel mistero della storia della salvezza, dopo aver vissuto una Quaresima particolarmente intensa nella preghiera e nelle emozioni. 
Abbiamo assistito alla rinuncia di un santo Pontefice per il bene della Chiesa e all'elezione del suo successore nella persona, per certi versi “esplosiva”, di Papa Francesco. Abbiamo vissuto una giornata di ritiro molto intensa, meditando sulla sofferenza e pregando che i dolori del mondo siano tutti abbracciati nella Croce di Nostro Signore, che solo dà  senso e riscatto ad ogni dolore. Abbiamo condiviso il lavoro nella carità e l’impegno per l’animazione della Veglia Pasquale nella gioia della nostra amicizia …
La fine del pontificato di Benedetto XVI è stata sancita da una frase lapidaria, che ci ha sconvolti, ma dinanzi alla quale nessuna confutazione è stata possibile, come al solito dinanzi alle sue parole: "Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio…”. 
La coscienza!
Ecco, proprio su questa parola, spesso considerata obsoleta, quasi antiquata nel nostro tempo, vogliamo riflettere in preparazione alla Santa Pasqua. 
Anche perché a Pasqua è tempo di confessioni. Papa Francesco ci ha parlato subito della misericordia di Dio, del suo desiderio instancabile di perdonarci; “siamo noi”, ha detto, “che ci stanchiamo di chiedere perdono”. E questo forse proprio perché non siamo più abituati ad esaminare la nostra coscienza davanti a Dio. E non solo qualche attimo prima di accostarci al sacramento della riconciliazione, ma sempre, dinanzi ad ogni situazione che viviamo, ad ogni contrasto piccolo o grande in cui anche involontariamente veniamo a trovarci: siamo proprio sicuri di essere sempre a posto, di fare sempre la cosa giusta al momento giusto, e che sono gli altri, semmai, a sbagliare nei nostri confronti, a fraintendere le nostre intenzioni, ad agire male?
Non vogliamo rimproverare nessuno, anzi interroghiamo innanzitutto noi stessi. Ma pensiamo davvero che davanti ad una pagina del Vangelo, davanti ad OGNI pagina della Scrittura dobbiamo interrogarci, confrontarci con noi stessi, guardarci dentro e chiederci: il Signore sta parlando proprio a me; in tutta coscienza, in tutta onestà, posso io dire di vivere pienamente quella Parola come cristiano, di corrispondere alla proposta che il Maestro mi sta facendo? E non solo nella nostra vita di fede, ma anche nelle nostre relazioni con gli altri, con tutti (perché le due dimensioni sono inscindibili)! 
Se la nostra risposta è no, è davvero l’ora di cominciare a togliere le travi dai nostri occhi, senza guardare le pagliuzze in quelle degli altri: per cominciare davvero a vivere da cristiani, cioè ad “Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio” (Papa Francesco all'udienza generale del 27 marzo 2013), perché “diventare cristiani è qualcosa di molto semplice, ma anche di profondamente rivoluzionario. Significa compiere una rivoluzione copernicana. Considerare noi stessi non più come il centro attorno a cui devono ruotare gli altri, ma cominciare invece a riconoscere di essere una delle tante creature di Dio che si muovono tutte insieme intorno a Lui, che è il vero centro." (Joseph Ratzinger, "Il senso dell'esistenza cristiana")

BUONA PASQUA DI RESURREZIONE A TUTTI
Maria Pia e Antonello


martedì 19 marzo 2013

Il Custode silenzioso


Cari amici,
la ricorrenza di San Giuseppe, tanto cara a noi capursesi, ci offre l’occasione per contemplare la figura di questo grande santo, che ha vissuto la sua vocazione nel silenzio e nel nascondimento. Nondimeno egli ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della salvezza, come “custode” di Gesù.
La lezione di vita che gli uomini, sposi, mariti e padri, possono trarre dalla sua esperienza è davvero grande, come è possibile scorgere dagli scritti dei Padri della Chiesa e dall’insegnamento di molti pontefici.
Non dovendo svolgere un trattato, ci soffermeremo soltanto su alcune riflessioni offerteci, più recentemente, da Papa Benedetto XVI, nel corso del suo breve ma intensissimo pontificato, ed oggi da Papa Francesco, che stiamo imparando a conoscere e ad amare.
Durante il suo viaggio in Camerun ed Angola, nel marzo 2009, Benedetto XVI, indicandoci l’amore di Giuseppe per Maria, ci insegnò l’amore totale, assoluto e libero: "Egli l’ha amata con quel grande rispetto che è il sigillo dell’amore autentico. San Giuseppe ci insegna che si può amare senza possedere. Contemplandolo, ogni uomo e ogni donna può, con la grazia di Dio, essere portato alla guarigione delle sue ferite affettive a condizione di entrare nel progetto che Dio ha già iniziato a realizzare negli esseri che stanno vicini a Lui, così come Giuseppe è entrato nell'opera della redenzione attraverso la figura di Maria e grazie a ciò che Dio aveva già fatto in lei". Anche nella paternità Giuseppe è modello universale e intramontabile, perché "essere padre è innanzitutto essere servitore della vita e della crescita”.
E’ per questo che "dall’esempio di San Giuseppe viene a tutti noi un forte invito a svolgere con fedeltà, semplicità e modestia il compito che la Provvidenza ci ha assegnato."(Benedetto XVI - Angelus del 19 marzo 2006).
Così come stamane, nella Santa Messa d’inizio pontificato, Papa Francesco ha detto che Giuseppe ha esercitato il suo ruolo di custode e protettore di Maria, di Gesù e del suo corpo mistico, la Chiesa, "con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende … nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio. … Giuseppe è custode perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, … e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri."
Ma cos'è il custodire gli altri? Ad esempio "E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori".
Allora l’invito è per tutti noi genitori ad impegnarci a seguire l’esempio di San Giuseppe, perché nelle nostre famiglie si realizzi l’augurio di Benedetto XVI nell’Angelus del 30 dicembre 2012: 
"Auguro a tutte le famiglie cristiane di vivere alla presenza di Dio con lo stesso amore e la stessa gioia della famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe".

AUGURI A TUTTI I PAPA’
Maria Pia e Antonello

giovedì 14 marzo 2013

Ripartiamo con la preghiera

"Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze. Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Gesù, nella preghiera e nella carità operosa."
(Ultimo Angelus di Benedetto XVI - 24/2/13)

"Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo."
(Ultimo saluto di Benedetto XVI - Castel Gandolfo 28/2/13)

"E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza."
(Primo saluto di papa Francesco - 13/3/13)

"Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio."
(Omelia alla prima Messa di papa Francesco con i Cardinali - 14/3/13)

Un Pontificato si chiude sotto il segno della preghiera ed un altro se ne apre sotto il segno della preghiera. 
E' un'indicazione precisa ai cristiani: ripartiamo, nell'unità, riscoprendo il valore della preghiera.
La preghiera ci aiuti a superare le incomprensioni e le divisioni, ci aiuti a fare tesoro del passato per proiettarlo nel futuro, ci aiuti ad essere pietre vive, docili all'azione dello Spirito, per costruire l'Edificio Santo di Dio!
Antonello e Maria Pia


mercoledì 13 marzo 2013

Incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo


"E adesso, incominciamo questo cammino: 
Vescovo e popolo. 
Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. 
Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. 
Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. 
Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza."
Papa Francesco